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Amministrative. Eppure, qualcosa si muove

Alle amministrative dell'11 giugno era stata volutamente messa la sordina, più o meno da tutti. A cose fatte però hanno tirato un sospiro di sollievo. Tutti meno i Cinquestelle, apparsi come gli unici perdenti. “Si torna alla normalità: il centro stravince in Francia, i due poli (PD e destra) riprendono il controllo delle operazioni in Italia”, questo il commento più gettonato, basato sulla concomitanza con il primo turno delle politiche in Francia. Ma è stato anche il più stupido.

Quanto al “crollo” di Grillo, perfino uno dei quotidiani più ostili ai Cinquestelle, per correggere il tiro si è dovuto affidare alle analisi un po' meno rozze di uno come Ilvo Diamanti: questo voto amministrativo non autorizza nessuna estrapolazione sulle tendenze nazionali. E l'analisi dei voti assoluti raccolti dai tre poli, che riprendo da una tabella di Emanuele Dolce su FB, deve frenare un po' gli entusiasmi. Resta il fatto che non arrivare al ballottaggio in nessuno dei capoluoghi (al netto dell'esito del riconteggio in corso a Asti) non deve averli entusiasmati.


Il PD è soddisfatto. Nei due capoluoghi di regione al voto può vantare di aver sostenuto il sindaco eletto al primo turno a Palermo, ma dopo aver dovuto rinunciare al simbolo; nonché uno dei due candidati al ballottaggio a Genova (mai iscritto al PD, proveniente dalla giunta Doria in quota SEL), ma con un calo di voti di lista del 28% in termini assoluti rispetto alle precedenti elezioni. Per il resto, nei capoluoghi di provincia conquista un sindaco al primo turno (a Cuneo) è al ballottaggio in 19 delle 23 città ma parte avvantaggiato solo in 6.
Più del PD ha ragione di essere soddisfatta la destra, che nelle città capoluogo conquista un sindaco (a Frosinone), va al ballottaggio dappertutto, tranne Parma e Trapani, con liste di coalizione (o civiche, a Belluno e Taranto) essendo in posizione di vantaggio in 14 comuni. E mette in carniere perfino una sfida tra coalizione di destra e lista civica di Tosi a Verona.
Chi è più contento è Toti che vede confermata la sua linea per una coalizione di tutti, Forza Italia-Lega-Fratelli d'Italia. Nonostante questa controprova positiva, però, nulla cambia nelle dinamiche politiche nazionali: dopo queste amministrative gli ostacoli sul cammino dell'unità della destra restano le stesse di prima e la legge elettorale che permetterebbe di superarli (Consultellum con incentivo alla coalizione) ha le medesime probabilità che aveva prima di prevalere in Parlamento non essendo gradita alla coppia di fatto R.&B.

Morale della favola: se un consuntivo si può trarre da questo voto è che non hanno avuto un grande impatto sulle dinamiche nazionali, bloccate quanto prima nella palude del tripolarismo anomalo. Da cui continua a uscire vincitrice la linea del “pilota automatico”.
Se qualcuno aveva visto in questo voto un possibile pretesto per riaprire la partita delle elezioni anticipate ha subito dovuto convincersi del contrario. I Cinquestelle hanno interesse a far evaporare quel po' di odore di bruciato lasciato da queste elezioni. La destra non riesce a risolvere le sue divisioni sulla legge elettorale. Renzi ha capito l'antifona e rinuncia a ripetere il copione del cavallo imbizzarrito che ultimamente non lo ha molto avvantaggiato nelle chance di ritorno a Palazzo Chigi.


Resta da dire della sinistra, ma anche in quel campo le novità sembrano poche. La dispersione in forma di galassia non lascia intravedere significative inversioni di tendenza. A partire dal “manico”.
A sinistra del PD in questo momento sono acquartierati ben quattro partiti (oltre a un Movimento e un “Campo” attorno a due personalità di spicco come De Magistris e Pisapia). C'è dunque perfino abbondanza di strutture che dovrebbero offrire organizzazione e ordine razionale, dopo esser costate dolorosi tagli e ricuciture. Ci si poteva aspettare che sperimentassero in queste elezioni, di portata minore ma proprio per questo magari meglio gestibili, una qualche ipotesi di lavoro, come indirizzo, direzione di marcia. Niente da fare. Se una linea c'è stata è stata quella maoista “che cento fiori fioriscano” essendovi “grande disordine sotto il cielo” e pertanto una situazione eccellente. Ma proprio questo decentramento delle scelte, voluto o meno, offre forse i segnali più interessanti.


Leggendo i risultati, nell'apparente disordine è possibile misurare alcuni dati ricorrenti: le liste civiche di sinistra senza il PD vanno meglio sia dei pezzi di sinistra incapsulati nelle strategie PD (Palermo fa storia a sé) che delle liste autonome targate però in modo partitico (soli o congiunti non cambia molto). Neanche stavolta sono mancate liste civiche di sinistra senza Amministratiil PD in concorrenza tra loro ma il risultato (sommato) è stato comunque al di sopra della media. Merita poi una segnalazione il fatto che tra le città capoluogo si sfiori il ballottaggio in due centri importanti come Padova e Catanzaro, entrambe oltre il 20% (quadruplicando i voti dei Cinquestelle).

Non si può più parlare di casi sporadici, dopo quelli della tornata 2016. E se si vanno a vedere le adesioni alla rete delle Città in Comune e l'attività che si sta sviluppando all'insegna della Carovana dell'alternativa che hanno messo in piedi, si scopre una realtà che, pur in fase di gestazione, è senz'altro incoraggiante. E che, non casualmente, ha sposato senza riserve l'appello Falcone-Montanari sentendosi in tutto e per tutto rappresentata da quelle parole e da quel progetto.  


ANNA FALCONE E TOMASO MONTANARI: IL 18 GIUGNO ORE 9:30 APPUNTAMENTO AL TEATRO BRANCACCIO PARTE IL PROGETTO DI UN’ “ALLEANZA POPOLARE PER LA DEMOCRAZIA E L’UGUAGLIANZA”

Commenti

  1. Piero Filotico14 giugno 2017 03:31

    Complimenti per la lucida analisi, Gianni. Permettimi solo di ricordare che oltre all'appuntamento del 18 c'è anche quello del 1° luglio: è fondamentale, a mio avviso, lanciare un ponte tra i due e smentire finalmente la maledizione della perenne diaspora delle sinistra. Un contributo a questo fine potrebbero (dovrebbero) darlo i Comitati per il No dove l'autorevolezza di Anna e Montanari è fuori discussione, non credi?

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