Passa ai contenuti principali

Cosa ci dicono le primarie del PD

Renzi ha vinto le primarie, come previsto. Con una percentuale di poco superiore a quella registrata tra gli iscritti (70% anziché 67%), a differenza del 2013 quando nelle primarie aperte aveva raccolto una percentuale pari a una volta e mezzo quella raccolta tra gli iscritti (il 68% contro il 45%).
Non c'è stato un crollo della partecipazione nella misura che molti nel PD mostravano di temere ma la riduzione di oltre un terzo è un segnale piuttosto chiaro. I sondaggi che misurano le intenzioni di voto per il PD attorno al 30% (sia pure in un trend discendente) sono sballati, a meno di non immaginare un crollo della partecipazione alle politiche sotto il 50%.
Il lettore può farsi un'idea da solo con la tabella pubblicata di seguito.


Ad ogni buon conto, nella seconda tabella qui di seguito si presentano alcune proiezioni: che sono sempre più attendibili dei sondaggi in quanto basate su un comportamento reale delle persone (quelle che sono andate a votare ai gazebo).


Assumendo che si ripeta l'andamento passato quanto al rapporto tra votanti alle primarie, voti per il vincitore e voti “veri” alle elezioni, ci si dovrebbe aspettare un consenso elettorale per il PD attorno ai 6 milioni di voti. Solo ipotizzando che si possa verificare di nuovo un exploit come quello delle Europee, rispetto ai voti presi da Renzi alle primarie, il PD potrebbe raggiungere i 7-7,5 milioni.
Che cosa significa in termini percentuali? Un consenso di poco inferiore al 20% immaginando un'affluenza in calo secondo il trend dell'ultimo decennio e quindi attorno al 67% (23-24% nell'ipotesi di fare il bis delle Europee).
Quanto al 30%, diventerebbe realistico solo ipotizzando un'astensione superiore al 50%i. Un'ipotesi che qualunque democratico (a maggior ragione se con la maiuscola) dovrebbe temere come un incubo.


I toni, nonostante ciò, sono trionfali. Quanto a Renzi, ci siamo un po' tutti abituati, ma il fatto che il suo ringraziamento più caloroso e più enfatico, da Homepage del sito ufficiale del PD, lo abbia dedicato a Macron merita un'attenzione particolare (nel prossimo post). Alquanto stupefacente è invece la soddisfazione che manifestano i suoi competitor.
Certo, spetta loro lo stesso spazio che si erano conquistati Cuperlo e Civati. Nell'assemblea nazionale, però: nel Paese il discorso è tutto un altro.
Nonostante la consideri, personalmente, una scelta poco intelligente, non credo di poter escludere che si siano recati ai gazebo, per votare i due “anti-Renzi”, anche cittadini che stavolta non si sogneranno di dare il voto al Partito di Renzi. In aggiunta, c'è da considerare che, pur avendo perso un terzo dei suoi voti (da 1,8 a 1,2 milioni), il segretario di ritorno mantiene una presa sul partito superiore al passato. Come possono pensare, due navigati politici, alla guida di un'importante Regione e di un Ministero “di prima fascia” (Cencelli alla mano), che gli elettori si accontentino di qualche presa di posizione in una campagna interna al partito senza domandarsi con quale atto concreto si sforzeranno di dare seguito a quelle enunciazioni nella futura dinamica politica? E se gli elettori se lo domanderanno, da qui alla prossima primavera, quali risposte riceveranno che li possano convincere ad affidarsi a loro nella competizione elettorale? E, in fin dei conti, saranno anche solo in grado di trovarli (a parte i leader, i loro seguaci, per così dire) nelle liste dei candidati?


Eppure le primarie del PD sono venute a cadere nel bel mezzo dei due turni per l'elezione del Presidente della Repubblica in Francia. Un avvenimento da cui i tre leader del Partito Democratico avrebbero dovuto trarre qualche lezione, che sembrano invece aver trascurato. Rischiando di vedersi bocciare, anche per questa imperdonabile distrazione, all'esame di Storia (futura).
Sarà il caso di tornarci, in particolare per due lezioni su cui la Francia mi sembra ci inviti a meditare molto seriamente.



NOTE

i In realtà, è questo il quadro su cui si basano i sondaggi, anche se rilevano un tasso di astensioni attorno al 30-33%, per effetto dell'alta percentuale di non risposte ai sondaggi. Non potendo attribuire quei voti, si ipotizza che si ripartiscano come le risposte. Poiché invece non è così, l'effetto è analogo a quello di sopravvalutare le astensioni. Per questo le proiezioni su dati reali assoluti (quelli dei votanti alle primarie) sono molto più attendibili.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

Post popolari in questo blog

Uscire da un dibattito politico desolante

Il dibattito provocato da Renzi con le anticipazioni del suo libro è di un livello penoso. Al peggio non c’è mai fine. La cultura politica del partito nato con la pretesa di diventare il riferimento di tutta la sinistra (questo il senso della “vocazione maggioritaria”) si è degradata oltre l’immaginabile. L’operazione studiata attraverso il libro è meschina. Non solo per l’astuzia (malcelata) di provare a prendere due piccioni con una fava (sfondare a destra e insieme ricattare gli aspiranti alleati sul lato sinistro) ma per l’obiettivo in sé: ancora un attimo di notorietà per spostare in avanti l’epilogo, che sente inesorabile. E dalle anticipazioni si capisce che l’operazione di plagio degli argomenti della destra è anche un gesto di sfregio per valori e storia della sinistra. Buon per lui. Della responsabilità che porta, di rappresentare ancora uno dei due maggiori partiti, neanche una pallida reminiscenza. Dimostra solo di sentirsi padrone di un gruppo dirigente concentrato ossessi…

Il posto dell'Italia nella sinistra internazionale

Di quello che succede a sinistra nel mondo, sembra che importi poco alla sinistra italiana. Guardarsi intorno potrebbe invece essere un rimedio salvifico, per non continuare ad arrovellarsi in dibattiti convulsi, talvolta surreali. Specie nei momenti in cui si aprono nuove vie che sembravano fin lì impercorribili. Come sta accadendo ora.

I due percorsi della sinistra… Nel mondo come vanno le cose a sinistra? Le due tendenze che stiamo osservando nei vecchi “grandi partiti” che hanno fatto la storia della sinistra sono piuttosto chiare: - nei paesi mediterranei, ma anche nel cuore dell’Europa (vedi i Paesi Bassi), quei partiti non sembrano poter sopravvivere alla torsione neoliberista (una “Pasokization”, secondo la definizione del Guardian, che appare ormai irreversibile) e nuove formazioni si affermano (Syriza e Podemos) o cercano la loro strada. - nei due maggiori paesi di cultura anglosassone, in quei partiti si stanno riscoprendo ideali e anche ricette classiche della sinistra, punta…

C’ È ANCORA UN FUTURO PER I PARTITI?

Il progetto di dare vita a un partito di sinistra alternativo ai tre poli e alle politiche liberiste, stando al risultato del 4 marzo, non ha convinto l’elettorato. Il calo sensibile del PD non ha prodotto un travaso di voti verso la sinistra, che ha invece seguito, fatte le debite proporzioni, la stessa sorte.
Riletta in questa luce, l’ipotesi su cui era partito il “percorso del Brancaccio” potrebbe sembrare avvalorata. L’appello agli esclusi, ai senza voce e ai senza rappresentanza, basato su una presa di distanza radicale dalle politiche che hanno ampliato le diseguaglianze e alimentato l’esclusione, può essere vista come l’unica strada da tentare per restituire a quel popolo la sinistra di cui avrebbe bisogno e alla sinistra politica il popolo che ha perduto. Sarebbe però un’ingenuità. Come lo sarebbe pensare di cavarsela attribuendo tutta la responsabilità dell’insuccesso all’autoreferenzialità o alla miopia dei gruppi dirigenti che hanno dato vita alle due operazioni uscite sconf…