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Visualizzazione dei post da Marzo, 2017

L'Europa offende, l'Italia rimuove

Ora che si è placata l'ondata di indignazione per le offese cocenti dell'ineffabile Jeroen Dijsselbloem si può tornare sull'argomento con altro spirito e cercare di trarne qualche insegnamento. Che potrebbe essere prezioso, per orecchie appena un po' attente e per animi sgombri da pregiudizi e faziosità.

Chi è Jeroen Dijsselbloem Mettiamo subito da parte il personaggio che ci fornisce lo spunto. Il distinto politico olandese si trova ora a presiedere l'Eurogruppo come classica “persona giusta al posto giusto”: un laburista (senza offesa per i laburisti) messo a guardia dell'ortodossia liberista avendo dato prova di assoluta affidabilità (in quel senso) quando ha affiancato il premier liberaldemocratico Rutte come Ministro dell'Economia in un governo di coalizione. Nel suo Paese la coppia era considerata praticamente indistinguibile, due giovani cinquantenni con una formazione universitaria parallela, le stesse convinzioni in materia di economia: solo, più dec…

Il sovversivismo della destra e la lezione olandese

Le elezioni olandesi hanno offerto una nuova occasione alla destra liberista, al potere in gran parte del mondo sviluppato, per celebrare la vittoria sul populismo e tirare un respiro di sollievo. La sconfitta della minaccia populista è di buon auspicio per la prossima scadenza, le presidenziali in Francia. Dove diversi personaggi (non necessariamente diverse versioni) della destra in doppiopetto si contendono il ruolo di anti-Front National, con l'idea che preluda certamente al ruolo di Presidente in pectore.
In questa esultanza è contenuto un sottinteso neanche troppo nascosto che è poi il messaggio che si vuole veicolare: solo il potere costituito, la destra liberista, può fare da baluardo per arginare l'espansione della destra populista, nazionalista, antieuropea, xenofoba, e salvare la democrazia e i valori dell'Occidente. Che (postilla) sono sotto attacco anche sul fronte del terrorismo islamico.


Ma il fatto che questa sia la lettura prevalente non significa che le …

Referendum sociali e voto amministrativo

Parliamo ancora di referendum sociali. La maggioranza ha paura di non riuscire a tenere insieme la linea di destra sul lavoro e l'imperativo di evitare il voto popolare. E si tiene aperta la strada per rifugiarsi nel solito espediente: evitare un collegamento con altre elezioni (in questo caso le amministrative). Anche a costo di buttare via un bel po' di milioni (che sarà mai, al confronto con le decine di miliardi elargiti per prendere voti dalla “pancia” del Paese!). Anzi, farà in modo di collocarle a breve distanza, se la Cassazione non dovesse considerare sufficienti le modifiche che saranno introdotte.i

In questa situazione, indignarsi è inutile ma restare fermi nell'attesa è ancora peggio. Occorre reagire lanciando una campagna che, per come la vedo, deve diventare perfino più importante del voto. E che deve accorparsi alla campagna per le amministrative senza guardare al calendario né all'esito della discussione parlamentare e dell'esame della Cassazione. Per …

Referendum sociali. La posta in gioco

Il post precedente era dedicato alla prima "partita" del “Totopolitica 2017-2018”i, le primarie del PD, di cui si dovrà vedere, più che il risultato, la partecipazione. La tesi era che, indipendentemente da chi vincerà, è preferibile che la scelta la facciano esclusivamente elettori e simpatizzanti del PD.  Posto che, innegabilmente, oggi rappresenta il partito preferito dalle élite liberiste e dal potere economico-finanziario, non avrebbe senso per la sinistra rafforzarlo con un invito a partecipare alle primarie, sia pure nella speranza di scalzare Renzi. Perché tutta la nomenclatura del PD ha condiviso quella politica e le conseguenti scelte strategiche e le critiche post-referendum si sono rivolte piuttosto sulla gestione del potere, all'interno e negli apparati istituzionali, sull'esposizione personale e le modalità comunicative.
Perciò, voler dare una mano a quei poteri nella scelta della persona più adatta a portare avanti la loro strategia politica è solo au…

Le primarie del PD e gli interessi del Paese

Il potere statale è un comitato che amministra gli affari della classe borghese.” Dal 1848 questo passo del Manifesto del Partito Comunista è stato a lungo un caposaldo del pensiero politico di sinistra. È diventato di nuovo di attualità ora che, con la fine della divisione del mondo in blocchi, il capitalismo di mercato è tornato ad essere sistema sociale globale come ai tempi di Marx-Engels. Ma, archiviata l'esperienza del “socialismo reale” che lo confinava in una dimensione di parzialità, anziché celebrare il suo trionfo e la fine della storia ha invece mostrato, perfino ingigantita, la sua natura contraddittoria.

Non si parla più di “comitato d'affari della borghesia” ma di élite dominanti, di establishment, di poteri forti, di 1%. Cambiano locuzioni e accezioni, come cambiano le forme della politica e delle istituzioni, ma un concetto elementare è di nuovo radicato nel comune sentire: la società è stratificata, pochi stanno in cima e quei pochi pretendono di comandare …

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione