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Visualizzazione dei post da 2017

Dalla Sicilia anticipazioni sul voto nazionale

Andiamo avanti dopo il post precedentenella lettura del voto siciliano, che offre molti dati interessanti, ora che il quadro è completo. Si diceva che avrebbe fornito elementi sul futuro della politica nazionale: cerchiamo di scovarli.

Partecipazione. Stabilmente al di sotto del 50%, come nel 2012, ma nelle politiche del 2013 aveva superato il 64%. Un delta di quasi 20 punti percentuali che trova conferma a 5 anni di distanza si presta a riflessioni, al di là della disaffezione per la politica, su quanto i cittadini sentono lontana l’istituzione Regione, a maggior ragione se si considera lo Statuto dell’Autonomia.
Chi ripone molte speranze in una scarsa partecipazione alle politiche è avvertito: come il referendum ha smentito questi calcoli, anche le politiche possono riservare sorprese, l'aumento dell'astensione non è affatto scontato.


La vittoria della destra In realtà la destra ha preso circa 3mila voti in meno del 2012, quando era divisa tra due candidati. Un risultato che è …

La sinistra in Sicilia. Mosca nel vaso di vetro?

Si possono commentare a caldo le elezioni siciliane, prima ancora che i risultati siano definitivi e senza andare più nel dettaglio con l’analisi dei flussi? Si può fare, perché alcune evidenze sono già macroscopiche. 

1) Il macigno dei 53 elettori su 100 che non hanno votato 5 anni fa non solo non è stato scalfito ma si è perfino ingrossato facendo segnare un nuovo record.  2) La destra, senza riuscire a ripetere le percentuali di 5 anni fa, vince ma – nonostante il premio di maggioranza e un voto di lista superiore a quello per il presidente – arriva per il rotto della cuffia (un solo seggio nel gioco dei resti) alla maggioranza per governare, grazie ad Alfano e alla lista di Micari, i soli rimasti sotto soglia a disperdere il voto. 3) Il candidato del PD perde, come somma algebrica di flussi diversificati, i voti guadagnati dai Cinquestelle. All’incirca per la metà è il risultato di un travaso tra le liste, per il restante si tratta di voto disgiunto.  4) L’ampiezza del voto disgiunt…

Troppi equivoci dietro il tema della leasership

L’uscita di Pietro Grasso dal PD è un segnale decisamente incoraggiante ma è stato anche fonte di equivoci.
Segna un aggravarsi ulteriore della crisi del PD, avviluppato in un processo degenerativo di cui non sembra neanche avere coscienza, e rafforza la sensazione che a questa crisi possa corrispondere infine la nascita di un polo di sinistra al passo con i tempi e in linea con l’evoluzione in atto a livello mondiale. L’equivoco sta nella lettura, circolata ampiamente tra i commentatori, del significato che questo passo assumerebbe quanto alla connotazione del polo di sinistra.
La comunicazione iperveloce e semplificata a cui siamo condannati si focalizza sull’aspetto della leadership: chi può fare concorrenza a Grasso alla testa della sinistra italiana? Che la sinistra abbia bisogno di una leadership, più che di un leader; che quella leadership debba essere consacrata attraverso un percorso partecipato in cui la qualità delle persone, la loro credibilità, il loro passato, passino al …

Dove andremo a finire?

C e l’hanno fatta. E l’hanno fatta grossa. Un oltraggio allo spirito e alla lettera della Costituzione. Uno scempio dei principi fondamentali della democrazia moderna. Uno strappo al tessuto della vita politica che arriva fino a minare la convivenza civile e la tanto declamata coesione sociale. Per che cosa poi?
È molto probabile che non ci siano i tempi e le procedure (anche se basterebbe un atto della "Carica Più Alta dello Stato" che andasse appena oltre il sermone di circostanza, purtroppo del tutto improbabile) per impedire che per la quarta volta in pochi anni il popolo italiano sia costretto a eleggere i suoi rappresentanti secondo un sistema di voto contrario alla Costituzione. Ragioniamo dunque su ciò che quasi certamente accadrà.

Il dato più importante e più evidente è che si è formata una nuova coalizione di governo (PDR-Alfano-Verdini) che non avrebbe i numeri per governare ma ha avuto la maggioranza necessaria a varare la legge elettorale con l'appoggio de…

Fermare il Rosatellum e sconfiggere gli ideatori. Anche nelle urne

Le ultime mosse di Matteo Renzi, quelle politiche (legge elettorale e Banca d’Italia) non quelle folkloristiche (treno) si prestano a considerazioni di un qualche interesse. Purtroppo, gli organi di informazione anche stavolta le hanno trattate, come è loro deplorevole abitudine, trasformando la dialettica politica (in teoria, una delle manifestazioni più alte della vita associata) in pettegolezzo e pantomima, ottenendo così il risultato di sviare l’attenzione dagli aspetti sostanziali. Il declino dell’uomo solo al comando, l’azzardo imprudente e sgangherato del giocatore che dilapida una vincita cospicua nel momento in cui la fortuna gli volta le spalle, sono plot intriganti, classici nel genere del dramma di ambiente borghese, conditi in questo caso da risvolti di comicità involontaria nonché da trame ed intrighi importati dal genere noir. Ma la politica vera, non quella abilmente sceneggiata dagli autori dei serial Sky o Netflix ma quella che l’informazione avrebbe il dovere di appr…

Le pulsioni autoritarie degli sconfitti del 4 dicembre

Le pulsioni autoritarie che accomunano il Berlusconi della riforma del 2005 e il Renzi di quella del 2016, ora mirano a fondersi in un programma politico di legislatura. Una legge elettorale astrusa, frutto di una forzatura antidemocratica, dovrebbe fare da grimaldello per portare a compimento questa macchinazione contro il volere della maggioranza degli elettori. Due giocatori d’azzardo, come nel più classico degli schemi, avendo perso ripetutamente le scommesse – fatte sulla pelle degli italiani – hanno alzato la posta. La risposta dovrà essere ferma e intelligente, per liberare definitivamente il nostro Paese da questa politica-casinò che lo opprime.  


Le pulsioni autoritarie per Matteo Renzi sono un nervo scoperto. Guai a volergliele attribuire. Il segretario del Partito Democratico è, per definizione, un democratico: non è a lui (solo) che si fa offesa con questa accusa, ma a tutti gli iscritti e i simpatizzanti che lo hanno eletto a rappresentarli. Invece sono proprio un suo tra…

29 settembre

“Anche in Italia la sinistra ha esaurito la capacità di dare risposte ai problemi e la gente se ne accorta”. Sentirlo dire ancora da Berlusconi, al suo 81esimo compleanno, fa un po’ impressione. “Noi soli (con me alla testa) argine ai populismi” fa quasi ridere.
Ma fa anche impressione che contemporaneamente festeggi il suo (66esimo) compleanno un Bersani capace di commentare il voto contrario della senatrice Gatti (Articolo 1-MdP) sull’aggiornamento del DEF con un “siamo gente di governo”. Per fugare il dubbio che il suo partito possa mai votare contro il governo Gentiloni-Alfano: “però ci devono ascoltare”, ha anche aggiunto. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia. L’importante è che noi non si sia “sinistra d’opposizione”: siccome all’opposizione si va se si perde, essere sinistra di opposizione significa essere sinistra perdente. Chiaro, no? L’importante è essere lì, dove si governa il Paese. Come? La domanda non è contemplata, c’è un solo modo, la contesa è sul chi. Quella è la …

Primarie a sinistra? Parliamone, ma senza equivoci

Nei lavori in corso per tentare di ricostruire una sinistra in Italia, il tema delle primarie, o comunque di un metodo democratico di scelta dei candidati e della leadership, ha un posto importante. Il nodo cruciale è a chi, a quale “demos”, spetta il potere (“kratos”) di scegliere.

La risposta che fin qui ha prevalso è che quel potere spetta ai partiti, ai loro associati, in ossequio alla Costituzione dove sta scritto (articolo 49) che i cittadini si associano in partiti per determinare con metodo democratico la politica nazionale. L’essere iscritti ai partiti non è però una condizione né necessaria né sufficiente. Secondo la stessa Carta, se la leggiamo integralmente, i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente (non un dovere né una condizione necessaria) per concorrere a determinare la politica. In più, il metodo democratico deve essere assicurato dai partiti, ma non è detto che lo sia, come dimostrano i ripetuti interventi della giurisdizione a sindacarne l’operato (dest…

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione