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Visualizzazione dei post da 2017

Primarie a sinistra? Parliamone, ma senza equivoci

Nei lavori in corso per tentare di ricostruire una sinistra in Italia, il tema delle primarie, o comunque di un metodo democratico di scelta dei candidati e della leadership, ha un posto importante. Il nodo cruciale è a chi, a quale “demos”, spetta il potere (“kratos”) di scegliere.

La risposta che fin qui ha prevalso è che quel potere spetta ai partiti, ai loro associati, in ossequio alla Costituzione dove sta scritto (articolo 49) che i cittadini si associano in partiti per determinare con metodo democratico la politica nazionale. L’essere iscritti ai partiti non è però una condizione né necessaria né sufficiente. Secondo la stessa Carta, se la leggiamo integralmente, i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente (non un dovere né una condizione necessaria) per concorrere a determinare la politica. In più, il metodo democratico deve essere assicurato dai partiti, ma non è detto che lo sia, come dimostrano i ripetuti interventi della giurisdizione a sindacarne l’operato (dest…

Sicilia. L'importanza (sottovalutata) delle regionali per la sinistra

Le elezioni regionali in Sicilia sono state ampiamente sottovalutate dalla sinistra, che fino a poche settimane fa se ne era praticamente dimenticata: perché la ricerca dell’unità è un rebus complicatissimo e il traguardo delle politiche di primavera assorbiva tutte le energieperché i precedenti della sinistra nelle regionali siciliane non aprono il cuore alla speranzaperché ci si è messo di mezzo Leoluca Orlando.

La coalizione di Orlando (e Renzi) Spieghiamo l’ultima a chi si domanda cosa abbia mai fatto di male visto che ha vinto con (quasi) tutta la sinistra le comunali. In primavera, da sindaco uscente, Orlando aveva avuto una parte decisiva nel costituire un’associazione che riuniva la sinistra organizzata in partiti e quella civica su un programma di governo della città; da quella aveva ricevuto l’investitura per una ricandidatura. A quella coalizione si era poi aggiunta una lista civica che raccoglieva candidati “di area” PD e AP: perdeva così l’appoggio di Possibile, per guadag…

L'estate della nostra vergogna

Desolante. Ripugnante. Come altro descrivere l’immagine che ci restituisce la politica italiana in questo fine agosto? Ci sarebbe da dire anche sul tema terremoti, tra Casamicciola e anniversario di Amatrice. Ma lo sgombero di piazza Indipendenza, in due fasi a qualche giorno di distanza, basta e avanza per emettere un simile giudizio.


1.  La canea fascista è l’aspetto più macroscopico e più grave: non perché scopriamo che il fascismo conta ancora adepti ma per lo spazio che sono arrivati ad occupare. I nostri non sono peggio dei suprematisti di Charlottesville: ma negli USA le reticenze e le ambiguità costano care al Presidente eletto, mentre da noi si può titolare in prima pagina “Forza idranti”; e di fronte alla prova provata che un poliziotto tradisce la Costituzione su cui ha giurato, parte una campagna di stampa, con florilegio di dichiarazioni scandalizzate, perché si osa prendere spunto da quell’episodio per attaccare le Forze dell’Ordine anziché i profughi violenti. E il proble…

Quale sarà il profilo del leader della sinistra

È inutile, non si sfugge. Una domanda tormenta inesorabilmente chiunque osi professarsi di sinistra: “come potete aspirare a pesare elettoralmente senza un leader?”. È però possibile sfuggire alla successiva, immancabile domanda (“e chi avresti in mente come leader della sinistra?”) se alla prima si risponde: “Invece si può. Perché l'idea che per pesare elettoralmente ci sia bisogno di trovare un leader è sbagliata. Anzi, dannosa”
Il problema della sinistra, ormai dovrebbe essere chiaro, è la mancanza non di una leadership ma di un'identità. O, più precisamente, la mancanza di coraggio, di fiducia in se stessi, nei propri ideali e nelle proprie convinzioni. Che nelle persone con ruoli politici si presenta sotto forma di stanchezza e ritualità, insieme a una scarsa fiducia nella disponibilità, e negli umori, degli elettori che aspirerebbero a rappresentare. Mentre nei cittadini politicamente consapevoli e socialmente attivi ma senza appartenenza di partito, si presenta, a specch…

La crisi delle due sinistre nella lettura di Bruno Trentin

I diari di Bruno Trentin sugli anni in cui è stato segretario generale della CGIL (1989-1994) illuminano il passaggio cruciale della nostra storia recente con un'analisi che conserva ancora oggi una grande attualità.
Sul numero 9 della rivista online "Nuova Etica Pubblica" (al link http://www.eticapa.it/eticapa/la-rivista-dellassociazione-nuova-etica-pubblica-n-9-del-luglio-2017/ ) è ospitato un mio contributo di riflessione a partire da alcuni dei tanti spunti offerti dalla loro lettura (pagg. 214-220). Ne fornisco qui due estratti sui temi che sono più spesso oggetto di questo blog. 

Un tema di grande importanza, al cuore delle riflessioni di Trentin è la crisi delle due sinistre, quella comunista e quella socialdemocratica occidentale, e la rifondazione concettuale del lavoro nella società odierna. Il primo tema si può riassumere in una domanda che a tutt’oggi non ha ancora trovato una risposta convincente e condivisa: come mai il crollo del sistema sovietico non ha la…

In nome dell'unità, pensare la divisione

Alzi la mano chi preferisce una sinistra divisa: all’incirca nessuno. Unita a tutti i costi? No. Solo in pochi sono disposti ad abbassare tutte le barriere. Non si parla d’altro, ma se la si mette in modo così banale si può capire che il senso di nausea prenda il sopravvento tra i più. Va però meglio se il discorso affronta il problema di come arrivare all’unità.

C’è chi vede due opzioni in campo: “un'unione fredda che punti ai voti in uscita dal PD, capace di garantire alle varie leadership la riconferma in parlamento” oppure “un esperimento nuovo, a cui tutti gli ex portino acqua senza chiedere nulla in cambio, sciogliendosi in un soggetto unitario, con un percorso dal finale aperto e linea politica, candidature e ruoli d'indirizzo non stabiliti in accordi di vertice”. È lo stesso auspicio che abbiamo letto sul Manifesto[i], ma prendo a prestito questa formulazione di sintesi da Emanuele Dolce. Che peraltro prevede per la prima ipotesi un destino elettorale poco brillante…

Un confronto sui contenuti?

Nessuno vuole erigere steccati a priori e tutti (???) vogliono confrontarsi sui contenuti, non sugli schemi astratti. Quindi aspettiamo tutti (???), fiduciosi, di sapere un giorno, non troppo tardi, in quale modo ci si potrà confrontare con chi lavora alle Officine di Campo Progressista.

O, quanto meno, se avremo modo di leggere sul sito di Campo Progressista qualche idea su: - il rapporto Parlamento-esecutivo, la democrazia rappresentativa piuttosto che governante - la progressività fiscale e la politica dei bonus, e qualche proposta comprensibile in materia di patrimoniale (ordinaria, straordinaria, ecc. ecc.) - il federalismo, l'autonomia regionale e il welfare locale - il reintegro dei licenziati senza giusta causa come diritto individuale indipendente dalle dimensioni d'impresa e dalla tipologia di contratto - il reddito per tutti insieme (non in contrapposizione) al lavoro per tutti, e il compenso minimo, per un'esistenza libera e dignitosa - l'accoglienza dei migrant…

L'unità della sinistra e gli ippogrifi

Il dibattito sull'unità della sinistra ha la sua importanza, in un Paese dove il popolo di sinistra (che c'è) vorrebbe tanto ritrovarsi in un partito (che non c'è). Ma così come viene riportato dai giornali (che selezionano a modo loro gli interlocutori) è un dibattito che appare spesso surreale. C'è anche il vizio radicato di adottare schemi e linguaggio politicisti, che alla gente comune risultano astratti e poco comprensibili: tipico il tormentone del trattino tra centro e sinistra. Ma almeno questo genere di dibattito un significato ce l'ha per chi vive di tattiche, alleanze, inciuci e ammiccamenti. Il surreale si ha quando si esce dalla logica aristotelica e si sollevano problemi senza consistenza reale: come chiedersi se la sinistra deve o no cavalcare l'ippogrifo.

Un esempio di questo “pensare l'irrealtà” è la “pregiudiziale Pisapia” che tanto appassiona i commentatori (quelli estranei, se non ostili, a qualunque cosa possa anche solo far pensare al…

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione