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Visualizzazione dei post da 2017

Un confronto sui contenuti?

Nessuno vuole erigere steccati a priori e tutti (???) vogliono confrontarsi sui contenuti, non sugli schemi astratti. Quindi aspettiamo tutti (???), fiduciosi, di sapere un giorno, non troppo tardi, in quale modo ci si potrà confrontare con chi lavora alle Officine di Campo Progressista.

O, quanto meno, se avremo modo di leggere sul sito di Campo Progressista qualche idea su: - il rapporto Parlamento-esecutivo, la democrazia rappresentativa piuttosto che governante - la progressività fiscale e la politica dei bonus, e qualche proposta comprensibile in materia di patrimoniale (ordinaria, straordinaria, ecc. ecc.) - il federalismo, l'autonomia regionale e il welfare locale - il reintegro dei licenziati senza giusta causa come diritto individuale indipendente dalle dimensioni d'impresa e dalla tipologia di contratto - il reddito per tutti insieme (non in contrapposizione) al lavoro per tutti, e il compenso minimo, per un'esistenza libera e dignitosa - l'accoglienza dei migrant…

L'unità della sinistra e gli ippogrifi

Il dibattito sull'unità della sinistra ha la sua importanza, in un Paese dove il popolo di sinistra (che c'è) vorrebbe tanto ritrovarsi in un partito (che non c'è). Ma così come viene riportato dai giornali (che selezionano a modo loro gli interlocutori) è un dibattito che appare spesso surreale. C'è anche il vizio radicato di adottare schemi e linguaggio politicisti, che alla gente comune risultano astratti e poco comprensibili: tipico il tormentone del trattino tra centro e sinistra. Ma almeno questo genere di dibattito un significato ce l'ha per chi vive di tattiche, alleanze, inciuci e ammiccamenti. Il surreale si ha quando si esce dalla logica aristotelica e si sollevano problemi senza consistenza reale: come chiedersi se la sinistra deve o no cavalcare l'ippogrifo.

Un esempio di questo “pensare l'irrealtà” è la “pregiudiziale Pisapia” che tanto appassiona i commentatori (quelli estranei, se non ostili, a qualunque cosa possa anche solo far pensare al…

Uscire da un dibattito politico desolante

Il dibattito provocato da Renzi con le anticipazioni del suo libro è di un livello penoso. Al peggio non c’è mai fine. La cultura politica del partito nato con la pretesa di diventare il riferimento di tutta la sinistra (questo il senso della “vocazione maggioritaria”) si è degradata oltre l’immaginabile. L’operazione studiata attraverso il libro è meschina. Non solo per l’astuzia (malcelata) di provare a prendere due piccioni con una fava (sfondare a destra e insieme ricattare gli aspiranti alleati sul lato sinistro) ma per l’obiettivo in sé: ancora un attimo di notorietà per spostare in avanti l’epilogo, che sente inesorabile. E dalle anticipazioni si capisce che l’operazione di plagio degli argomenti della destra è anche un gesto di sfregio per valori e storia della sinistra. Buon per lui. Della responsabilità che porta, di rappresentare ancora uno dei due maggiori partiti, neanche una pallida reminiscenza. Dimostra solo di sentirsi padrone di un gruppo dirigente concentrato ossessi…

Lo sguardo di Trentin su una sinistra che si è smarrita

Ho cercato di fare un altro discorso mettendo sotto accusa il collante culturale proprio alla destra, alla sinistra e al centrismo del partito, ossia la politica intesa come scienza dell’occupazione dello Stato, come alchimia di schieramenti o al meglio come tattica di transizione formulata in nome e in attesa di un destino storicamente certo…
Ho trovato molti alleati per il metodo suggerito dal mio intervento – non un Congresso ma prima una Convenzione programmatica per cominciare a dare corpo ad un nuovo modo di fare politica e ad una competizione progettuale tra le varie anime della sinistra. Ma sono convinto che poche sono le convergenze con la sostanza della mia critica e della mia proposta. Resta il fatto, che spero non peggiori, di una impressionante regressione culturale e politica che ha segnato molti interventi, di un pragmatismo senza principi e senza idee dei giovani sciacalli assetati di potere e di immagine (salire su qualsiasi treno pur di non restare in stazione) il qu…

Radiografia (semiseria) di uno psicodramma di fine legislatura

Parliamo di Renzi in modalità light, per una volta. Senza maramaldeggiare però: anche se a lui è sempre piaciuto tanto, è un comportamento riprovevole.

Allora: si sente dire, dagli specialisti del gossip politico, che nei salotti che contano, colà dove si puote”, non ne possono più dell’ingombro Renzi. E che, avendo deciso di fare di tutto per  liberarsene, stanno provando a seguire due strade. Perché  qualunque stratega che si rispetti deve sempre avere pronti i classici Piano A e Piano B. Se non funziona la strada principale (A), quella che hanno imboccato per prima, la ricerca di un Macron italiano che lo disarcioni, si può tenere di riserva un ritorno sulla strada vecchia (B). In fondo si tratta di una ricetta collaudata, anche se mai prediletta: contrapporgli un sano democratico di sinistra moderata, convinto assertore della linea neo-liberista (“temperata” dalla compassione). Non più il Bersani della non-vittoria o il Prodi della preistoria (prima della notte dei 101) ma il vi…

Il posto dell'Italia nella sinistra internazionale

Di quello che succede a sinistra nel mondo, sembra che importi poco alla sinistra italiana. Guardarsi intorno potrebbe invece essere un rimedio salvifico, per non continuare ad arrovellarsi in dibattiti convulsi, talvolta surreali. Specie nei momenti in cui si aprono nuove vie che sembravano fin lì impercorribili. Come sta accadendo ora.

I due percorsi della sinistra… Nel mondo come vanno le cose a sinistra? Le due tendenze che stiamo osservando nei vecchi “grandi partiti” che hanno fatto la storia della sinistra sono piuttosto chiare: - nei paesi mediterranei, ma anche nel cuore dell’Europa (vedi i Paesi Bassi), quei partiti non sembrano poter sopravvivere alla torsione neoliberista (una “Pasokization”, secondo la definizione del Guardian, che appare ormai irreversibile) e nuove formazioni si affermano (Syriza e Podemos) o cercano la loro strada. - nei due maggiori paesi di cultura anglosassone, in quei partiti si stanno riscoprendo ideali e anche ricette classiche della sinistra, punta…

L'assemblea del Brancaccio e le elezioni comunali

In un affollatissimo Teatro Brancaccio a Roma, da cui sono rimaste fuori molte più persone di quelle che sono riuscite a trovare posto, Anna Falcone ha concluso l’Assemblea Nazionale per la Democrazia e la Costituzione dando il via al percorso costituente, dal basso, della “sinistra che non c’è ancora”. È questa la formula che in apertura Tomaso Montanari aveva ripreso da una suggestione di Federico Martelloni.
L’obiettivo dichiarato è quello di dare voce a quanti – oltre metà della popolazione – avendo pagato i prezzi più alti della crisi, sono stati poi espulsi dal processo democratico. E di restituire loro il potere elementare, la sovranità che spetta loro, in quanto cittadini, perché tornino ad essere padroni del proprio destino. L’ipotesi di lavoro su cui si basa questo appello, e l’apertura di questo processo, è che questo sia possibile, e si sia dimostrato possibile ovunque si è lavorato con lo spirito che ha ampiamente animato questa assemblea. Che consiste nel costruire un pr…

Amministrative. Eppure, qualcosa si muove

Alle amministrative dell'11 giugno era stata volutamente messa la sordina, più o meno da tutti. A cose fatte però hanno tirato un sospiro di sollievo. Tutti meno i Cinquestelle, apparsi come gli unici perdenti. “Si torna alla normalità: il centro stravince in Francia, i due poli (PD e destra) riprendono il controllo delle operazioni in Italia”, questo il commento più gettonato, basato sulla concomitanza con il primo turno delle politiche in Francia. Ma è stato anche il più stupido.
Quanto al “crollo” di Grillo, perfino uno dei quotidiani più ostili ai Cinquestelle, per correggere il tiro si è dovuto affidare alle analisi un po' meno rozze di uno come Ilvo Diamanti: questo voto amministrativo non autorizza nessuna estrapolazione sulle tendenze nazionali. E l'analisi dei voti assoluti raccolti dai tre poli, che riprendo da una tabella di Emanuele Dolce su FB, deve frenare un po' gli entusiasmi. Resta il fatto che non arrivare al ballottaggio in nessuno dei capoluoghi (a…

Legge elettorale: come andrà a finire?

Nella confusione che si è creata al primo smacco del non troppo granitico “accordo a 4” sulla legge elettorale non è facile trovare un filo conduttore. Ma come, i maggiori partiti si disegnano una legge su misura per fare piazza pulita intorno a loro e al primo soffio di vento si sfascia tutto? E si rimpallano pure le accuse di aver tradito l’accordo! E sì che in fin dei conti hanno tutti ragione (e perciò anche tutti torto): emendamento presentato da Forza Italia, appoggiato apertamente dai Cinquestelle e nel voto segreto da 59 franchi tiratori PD, che aggiungendosi a 42 assenti, per il fatidico totale di 101 voti mancanti, ribaltano la maggioranza emersa dal primo voto (palese ma per errore!!!).

Eppure c’è una logica. È apparsa subito chiara ma vale la pena di mettere in evidenza a quali conseguenze porta. La logica è che non si è affossata la legge elettorale ma la tentazione del voto anticipato. Qualcuno l’ha spiegata con l’intemerata di Napolitano: comanda ancora lui. Ma è abbast…

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione