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Che cosa ci racconta la dichiarazione di Prodi per il SI

Confesso che la dichiarazione di Prodi per il SI mi ha dato da riflettere. Che cosa lo ha spinto a farla, a pochi giorni dal voto?
La sua “storia personale” – scrive – “le possibili conseguenze sull'esterno” e “la speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale”.
Posto che la (“modesta”) riforma peggiora le cose, che la “personalizzazione” è diventata ipertrofica, che la “spaccatura del Paese” è un disastro, che senso ha premiare tutto ciò con un SI? Davvero uno che sa di politica come pochi (si può essere o meno d'accordo con lui ma questo gli va riconosciuto) non si rende conto che la vittoria del SI porterebbe ad ingigantire queste tragedie?

Prodi non è un ingenuo adoratore del “cambiamento”. Distingue, e ci tiene a metterlo in chiaro nella sua dichiarazione, la sua idea di democrazia, efficiente e governante quanto si vuole, maggioritaria e “tendenzialmente” bipolare (il Mattarellum nel quadro della Costituzione repubblicana) da una dittatura della maggioranza, “tendenzialmente” democratura (il combinato disposto Italicum-riforma Boschi). E, non attribuendo al governo Renzi i meriti che i talebani del SI magnificano riproducendo a raffica le slide del BastaunSI, è consapevole di quello che ci aspetta se continua a dettare legge, “più forte che pria”. Disastro economico e collera sociale.

Dunque, perché? Di quale storia personale parla? Quella dei popolari ex-DC, raccolti dietro a Renzi come un sol uomo? O quella della Commissione UE, come lascerebbero intendere gli accenni alle “conseguenze sull'esterno” e all'”osservatore straniero”?

Ma il passaggio che più ho trovato più sibillino, e molto democristiano, è quello in cui esprime la speranza che il suo SI possa giovare “al rafforzamento della nostre regole democratiche”. E che ciò avvenga “soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale”.
Non riesco a trarne che una conclusione: a cinque giorni dal voto Romano Prodi ha ritenuto di mettersi a disposizione per il dopo
Per arginare le tendenze a debordare oltre le “nostre regole democratiche” che si affaccerebbero con la vittoria del SI, come ben sa: in particolare sulla legge elettorale, che sarebbe studiata su misura per favorire i vincitori del referendum
Ovvero per proporsi come “riserva della Patria” per disegnare il nuovo assetto istituzionale se vincerà il NO.

Se è così, però, perché sposare il SI? Perché dare una mano perché si realizzi lo scenario peggiore? Qui la risposta è meno lineare (d'altra parte la cultura democristiana ama molto le volute e i ghirigori del barocco). Può essere convinto davvero che sia il minore di due mali, ma non c'è una sola parola della sua dichiarazione (né delle sue prese di posizioni politiche) che autorizzi a pensarlo. O è una scelta collegata a una valutazione sul risultato più probabile: teniamo conto che i sondaggi è vietato pubblicarli, ma si stanno producendo in quantità industriale in questi giorni finali (e Prodi è certo tra coloro che ne vengono informati). E non lo riterrebbe appeso a un filo, sennò nessun risultato sarebbe probabile.
Dunque si sarebbe fatto l'idea che vincerà il SI. Opportunismo, salire sul carro del vincitore, ritorno alla democristianità che il PdR sembra risuscitare, dalla parte della Curia anti-Bergoglio, fedele alla troika. Son state dette un po' tutte. E a pensar male..., con quel che segue, come ci insegna il Divo Giulio.
C'è però un particolare che non torna: se vince il SI per Prodi c'è solo l'oblìo. È l'errore che ha fatto D'Alema, ha benedetto il Renzi vincente, gli ha messo accanto i “suoi” ministri e ha “concesso” la sua disponibilità: come se in quei palazzi si conoscesse la ... riconoscenza. Ma per Prodi quelli come Renzi sono un libro aperto. E questo errore gli costerebbe caro, lo condannerebbe agli occhi della storia.
Se invece vincesse il NO... Sappiamo che si dovrà cercare tra le schiere del SI (che in Parlamento sarà ancora maggioranza) chi potrà dare più garanzie ai vincitori. In quel caso sarà il NO a pescare nel mazzo del SI anziché viceversa.

Troppo arzigogolato, mi si è detto. Eppure ho ritrovato questo ragionamento in un sito, investire oggi, collegato al quotidiano di cui Prodi è talvolta editorialista. No, sono senz'altro fuori strada, sto immaginando una vicenda come quella dei 101 ripercorsa a ritroso. Non son cose che succedono.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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