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Visualizzazione dei post da Agosto, 2016

Considerazioni di un tedoforo - 2

Proseguo, nella quiete agostana lacerata da lutti terribili, con le considerazioni attorno allo “spirito del tempo”.

L'idea, dicevo in premessa, è che vi sia a sinistra un fermento, anche di produzione culturale, che non arriva a creare le condizioni per una sintesi, a porre le basi per una costruzione politica che oggi manca. Faville, che non attecchiscono e non danno luogo a un discorso pubblico e non penetrano entro i confini del dibattito politico. Per questo, mi permetto di portare per un piccolo tratto di strada la mia fiaccola, nella speranza che prima o poi si accenda il braciere (metafora da clima olimpico). Invitando con ciò ogni potenziale tedoforo a proseguire nel percorso (discorso). 
La parte mia consiste nel riformulare qualche domanda che non penso abbia trovato finora risposte convincenti. La prima: perché la crisi del blocco socialista ha varcato i confini (della “cortina di ferro”) e si è estesa al campo socialdemocratico. Per inciso, al riguardo mi si è rimprover…

Considerazioni di un tedoforo

La quiete agostana favorisce qualche lettura in più e qualche meditazione un po' meno in affanno. Mi prenderò così la licenza di mettere in comune qualche considerazione – nientedimeno, sullo “spirito del tempo” – che in altri momenti non mi permetterei di proporre, non avendone titolo (non sono né un filosofo, né un sociologo dei costumi, né un antropologo). Al più, mi sono trovato a vivere esperienze che parlavano di questo, e ho cercato in genere di trarne qualche insegnamento.È probabile che non sia un titolo sufficiente, ma il fatto è che mi accorgo che c'è un interesse diffuso al tema, in questi frangenti: lo si vede in particolare in quello “specchio dei tempi” che sono i social, dove sono ripresi e commentati interventi di “addetti ai lavori”, comparsi su organi di stampa, contenenti riflessioni stimolanti. E però sono solo fiammate, anzi, faville che non attecchiscono e non danno luogo a un discorso pubblico. E non entrano nei confini del dibattito politico. Non prete…

Allarme rosso nel mondo per l'economia italiana?

In giro, nell'establishment economico-finanziario internazionale, sembra ci sia allarme rosso. Non per il fatto in sé che l'economia italiana va male, visto che il classico 1% fa ancora buoni affari nel nostro paese. Preoccupa piuttosto che i numeri del disastro economico italiano stiano accentuando ulteriormente il declino dei consensi per il premier, che di quella politica è responsabile (o, almeno, dovrebbe essere considerato tale: che lo sia davvero è da dimostrare).

Ai numeri il governo risponde con la narrazione... Sul da farsi c'è però grande confusione, se non panico. Per il trio Sensi-Messina.Renzi no: nessun panico. Per loro la soluzione è sempre la stessa, la narrazione. La prima nota ufficiale, emanata dal Tesoro (“era tutto previsto”) è stata un autogol clamoroso: appena qualche mese prima avevano costruito il DEF su una previsione (+1,2%) che nessun istituto serio osava avallare; dopo, comunque, non hanno mosso un dito per porre riparo. Ora devono farlo e la n…

Alla deriva

Di una imbarcazione non più governata si dice che è alla deriva. Questa espressione del linguaggio marinaro calza perfettamente al caso dell'Italia, paese alla deriva come nessun altro nel mondo cosiddetto sviluppato.
1. Crescita zero
Il grafico dell'andamento del PIL nell'ultimo decennio non lascia molti dubbi.

Il dato sul prodotto interno lordo del secondo trimestre 2016 era ampiamente prevedibile (ne ho accennato anche nel post precedente). Ad essere ottimisti si poteva sperare in un +0,1%, mentre siamo tornati allo zero spaccato.  E non lo era solo da qualche settimana, quando il dato sul calo della produzione industriale ha fatto cadere le residue speranze sull'economia italiana. Già ad aprile, quando è stato varato il Documento di Economia e Finanza (DEF) del 2016, la tendenza appariva chiara1. Eppure in quel documento, mentre l'UE tagliava le stime all'1% (e poco dopo Confindustria scendeva ancora più in basso, allo 0,8%, il FMI allo 0,9% e la stessa Banca …

Perché crescono gli occupati ma non cresce l'economia

Questa volta la notizia c'è. I dati dell'ISTAT non lasciano margini di dubbio. Nella prima metà del 2016 il numero degli occupati è cresciuto. Può darsi che i toni trionfali di Matteo Renzi non siano stati presi troppo sul serio, l'effetto “al lupo! al lupo!” ormai è diventato irreversibile. Il nostro, d'altra parte, fa di tutto per alimentarlo: anche stavolta gli è uscita la solita guasconata, “il Jobs Act ha portato 599.000 posti di lavoro in più”. Per la cronaca, se si va a controllare la serie storica dell'ISTAT ci si accorge che quel numero corrisponde alla differenza tra il dato di giugno 2016 e quello di febbraio 2014, che è il “mese zero” dell'era Renzi: ma ditemi voi...
Ora, se il dato è questo – ed è questo – vale la pena di andare fino in fondo per capire che cosa sta succedendo. Perché l'altro dato che non si può contestare è che l'economia sta andando male, molto peggio delle previsioni, e l'Italia si conferma come la cenerentola d&#…

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione