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Quel pasticciaccio brutto degli 80 euro

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Un'altra pietra angolare della strategia renziana comincia a mostrare vistose crepe: parlo degli 80€.
Sul piano interno al PD il bonus era servito a chiudere i conti con la “pancia” della sinistra, che prima ha apprezzato la redistribuzione a favore di chi “aveva sempre pagato senza ricevere nulla” e poi si è entusiasmata per la “storica” vittoria alle europee che ne era scaturita. Chi insisteva a considerarlo un “usurpatore” era condannato alla marginalità, se non si decideva fare i bagagli.
Ma l'effetto principale è stato quello sull'elettorato, come sfondamento al centro, fino alla destra, tra i ceti medi colpiti ma non ridotti alla povertà, in fasce di età e livelli di istruzione medio alti.
Difficile dire se si sia trattato di un calcolo raffinato o di un'intuizione da vero “animale politico”, ma la scelta dei destinatari e delle modalità hanno centrato il bersaglio con grande precisione.
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Quanto alle modalità, tra tutte quelle con cui si poteva arrivare al risultato (detrazione, una tantum, incremento retributivo e altre ancora) è stata scelta l'unica  - "credito che non concorre alla formazione del reddito" -  che aveva una caratteristica ritenuta fondamentale: figurare in tutte le buste-paga con una dicitura uniforme con cui individuare il “bonus Renzi”.
Quanto ai destinatari, la fascia di reddito è stata scelta, in basso, escludendo gli incapienti (8.145 euro), oltre ad altre categorie di reddito come i lavoratori autonomi (veri o finti che fossero) e i pensionati; in alto, viceversa, mostrandosi generosi nei confronti delle famiglie con più di un reddito, in quanto si è scelto di prescindere del tutto dal cosiddetto “Indicatore di Situazione Economica”, ossia dal reddito familiare, utilizzato per regolare tutte le altre forme di sostegno (economico e non).
Risultati immagini per campagna elettorale europee RenziIl consenso elettorale degli “ultimi” non interessava: sempre meno presenti all'appello delle prove elettorali, comunque non trovano un'offerta politica in grado di fornire risposte capaci di attrarre il loro voto se non nelle forme della protesta. Interessava invece conquistare consenso in un altro strato sociale. Bersaglio centrato, alla luce delle elezioni europee che hanno tenuto a battesimo il Partito della Nazione, la DC in versione Terza Repubblica.
Andando avanti, le cose sono andate un po' diversamente e quel “blocco sociale” ha perso pezzi. Lo sfondamento a destra sembra aver dato tutto quello che poteva dare in termini di voti. Tra gli elettori più esposti alla crisi e tra i giovani con un livello di istruzione medio-alto si verifica uno smottamento che si va trasformando in una valanga. E proprio ora, nel momento in cui il Premier vuole giocarsi la posta più alta - regole del gioco studiate per fornire per via costituzionale la forza politica che non riesce a conquistare con il consenso - gli 80€ finiscono nell'occhio del ciclone.

La funzione propagandistica del Jobs Act non può durare all'infinito. L'effetto del bonus assunzioni è in via di esaurimento. Se fa cilecca il bonus 80€ le prospettive diventano nere. Ed è quello che sta succedendo perché i vizi di origine, all'inizio oggetto di attenzione solo tra gli esperti della materia, si mostrano nei loro effetti peggiori e la questione deborda nei comizi e nei talk show. Le esclusioni in basso appaiono oltraggiose e l'area degli esclusi si estende (per di più “a conguaglio”, quando uno non se l'aspetta più) con pesanti conseguenze sociali. Le famiglie di pensionati monoreddito sono ormai alla povertà relativa e, se la pensione è al minimo, a quella assoluta. Mentre resta irrisolta la questione degli esodati nonostante 8 successivi interventi correttivi “straordinari”.

Ecco dunque che il governo è costretto ad andare alla ricerca di qualche soluzione di carattere emergenziale. L'idea sembra astuta, estendere la platea dei beneficiari ai pensionati al minimo (due piccioni con una fava) ma servono molti miliardi (2,7). E altri ne servono per gli esodati (anche se, con la proposta del “mutuo per andare in pensione”, se la pagherebbero loro, e pure con gli interessi). Ma soprattutto servono per mantenere la promessa di non alzare l'IVA.
Nonostante tutto questo “fabbisogno virtuale” (mentre quello reale continua inesorabilmente a crescere) la propaganda insiste sul tema tasse. Un giorno di festa per non aver pagato la TASI-prima casa (chissà quanti degli 11 milioni che hanno rinunciato a curarsi saranno scesi in piazza a festeggiare) non basta. Per la più grande riduzione di tasse di tutti i tempi serve qualcosa in più: quindi Padoan riparla di IRES al 24% (altro scherzetto da 3mld) mentre filtrano indiscrezioni a raffica su una possibile riforma dell'IRPEF.

Potrebbe essere l'occasione vera per mettere a posto il pasticcio 80€ riportando il bonus dentro un disegno razionale dell'imposta e recuperando la proporzionalità perduta. Nossignore. Il target resta quello, le esigenze elementari di equità sociale possono aspettare, roba da vecchia sinistra. Così si fa circolare, come proposta alternativa, quella di rivedere, sì, la curva delle aliquote ma abbassando di un punto quella centrale. I “meno abbienti” si arrangino e se quel punto se lo ritrova in tasca anche chi arriva alle aliquote massime, tanto meglio. Non solo, si risparmia anche sul bonus: si restringe la platea, infatti, ma proprio in basso, dove si rischia l'incapienza. Insomma, ancora favori ai ricchi.

Se possibile, va ancora peggio con le proposte per reperire le risorse necessarie per le promesse fatte, visto che la flessibilità UE basta si e no per non alzare l'IVA. Qui si va dal taglio delle tax expenditures (che sarebbero le 720 detrazioni e deduzioni di cui si parla dal 2012 dopo il lavoro di una apposita commissione) al ritorno in auge delle privatizzazioni. Non tanto nei settori aperti alla concorrenza quanto nei soliti servizi pubblici in regime di concessione o di “oligopolio naturale”.

Di fronte a questa debordante e massiccia propaganda di destra, la sinistra, come al solito, tace.
Non che che non ci sia un'alternativa. Una proposta rigorosa, costruita da esperti di grande valore, esiste, è stata promossa da NENS e Possibile l'aveva fatta propria presentandola lo scorso anno in una riuscita iniziativa pubblica. 

Prevedeva il ritorno alla tassazione proporzionale, innalzando le aliquote superiori. Nonché il riordino, come è giusto, di esenzioni, detrazioni e deduzioni; partendo però proprio dal ricondurre il bonus 80€ nell'alveo della proporzionalità e portando così allo scoperto già da allora le iniquità e le contraddizioni che conteneva. Non solo, ma comprendeva una riforma, elaborata fin nei dettagli, del sistema degli assegni familiari, inseriti in un quadro organico di misure di sostegno al reddito sotto forma di imposta negativa. Insomma una proposta coi fiocchi, di sinistra (se si crede ancora che la distinzione abbia un senso, libera da rigidità ideologiche). Ma la sinistra non trova il coraggio di portare avanti le proprie idee e di assumere senza remore la bandiera della lotta alle disuguaglianze, che pure proclama e rilancia ad ogni ciclo lunare.
No, anche quando vorrebbe non può. Al più, fa la “sinistrina”, intrisa di luoghi comuni di destra ma “temperati”: liberismo si, ma con giudizio; mercato, si (che orrore il dirigismo!), ma concorrenziale (come se la concorrenza fosse possibile a prescindere dalle regole poste dallo Stato con le sue leggi); stato minimo si, ma senza tagliare l'essenziale; evasione si, ma solo di sussistenza.

Sarebbe ora che chi ha pronta una proposta alternativa battesse, subito, un colpo, invece di gingillarsi con questioni ombelicali. Si analizzano risultati elettorali sempre più striminziti con la sola preoccupazione di dimostrarsi un po' più leader, o un po' meno obsoleto (per non dire bollito) del rivale. Si promettono mirabolanti programmi e entusiasmanti prospettive. Oppure si lanciano, alla ricerca di un contatto col mondo reale, iniziative concrete, nel sociale: lodevolissime ma tipiche piuttosto di onlus caritatevoli, a cui un partito di sinistra dovrebbe sforzarsi di dare un valido ed efficace sostegno politico, non solo aggiungersi con qualche banchetto qua e là.

Un fermento vitale a sinistra esiste anche in Italia, come nel resto del mondo. Deve trovare un'espressione politica che tarda a prendere forma. Ma il tempo stringe: la lezione delle elezioni amministrative servirà finalmente a imboccare la strada giusta?

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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