Passa ai contenuti principali

Lo stato del PD. Un tema rapidamente archiviato

Chissà se qualcuno ricorda ancora che il 20 scorso la direzione PD si è riunita per discutere dello stato del partito. Solo qualche giorno fa, sembra un passato remoto. 

Come deve essere il PD, cosa deve cambiare, erano le domande. Non hanno trovato risposta. Non si è raggiunta una sintesi condivisa e si è deciso di mettere in piedi un gruppo di lavoro. “Se non vuoi o non sai risolvere un problema ... fai un gruppo di lavoro” dicevano i saggi di una volta. 

Ma l'agenda cambia velocemente, c'è stata la Leopolda e San Giovanni. Si parla ancora di partito ma per scrutare i segni di scissione, chi vota contro e chi si astiene, chi è leale e chi dissidente. Si discute ancora: chi ha nostalgia degli anni settanta e chi degli anni ottanta, chi ama i palloncini rossi alla luce del sole e chi i panini nella penombra. La “ditta” e il partito della nazione, il partito del 41% e quello del 25%. Così funziona l'infotainment, questo chiedono i talk show. 

Eppure il tema partito era la chiave per affrontare questioni al centro di questa fase politica. 
Qualità del sistema democratico (istituzioni, partecipazione dei cittadini, amministrazione). 
Impronta del quadro politico (orientamento di fondo, indirizzo programmatico). 

Tutto rimosso, questioni troppo serie, che non appassionano più. I nostalgici della partecipazione si accontentino di allestire la griglia delle salsicce quando è tempo di feste dell'Unità (o di Vero?). 

Un blog poi è il luogo della comunicazione veloce, moderna. Non è l'ideale per affrontare questioni complesse. Ma provare a farlo in direzione sarebbe stato fatica vana, tutto ancora più veloce. Salvo la relazione, lunga, che parla d'altro o annuncia titoli che nessuno avrebbe poi modo e tempo di sviluppare, in pochi minuti, con un uditorio che non si aspetta di ascoltare nulla di interessante. Chissenefrega. Se non ci sono altri luoghi e se, vedi un po', si continua a dare importanza a quei temi, ben venga la sfida: tentiamo di ragionarci sopra. Qui. 
A qualcuno magari interessa.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

Post popolari in questo blog

Uscire da un dibattito politico desolante

Il dibattito provocato da Renzi con le anticipazioni del suo libro è di un livello penoso. Al peggio non c’è mai fine. La cultura politica del partito nato con la pretesa di diventare il riferimento di tutta la sinistra (questo il senso della “vocazione maggioritaria”) si è degradata oltre l’immaginabile. L’operazione studiata attraverso il libro è meschina. Non solo per l’astuzia (malcelata) di provare a prendere due piccioni con una fava (sfondare a destra e insieme ricattare gli aspiranti alleati sul lato sinistro) ma per l’obiettivo in sé: ancora un attimo di notorietà per spostare in avanti l’epilogo, che sente inesorabile. E dalle anticipazioni si capisce che l’operazione di plagio degli argomenti della destra è anche un gesto di sfregio per valori e storia della sinistra. Buon per lui. Della responsabilità che porta, di rappresentare ancora uno dei due maggiori partiti, neanche una pallida reminiscenza. Dimostra solo di sentirsi padrone di un gruppo dirigente concentrato ossessi…

Il posto dell'Italia nella sinistra internazionale

Di quello che succede a sinistra nel mondo, sembra che importi poco alla sinistra italiana. Guardarsi intorno potrebbe invece essere un rimedio salvifico, per non continuare ad arrovellarsi in dibattiti convulsi, talvolta surreali. Specie nei momenti in cui si aprono nuove vie che sembravano fin lì impercorribili. Come sta accadendo ora.

I due percorsi della sinistra… Nel mondo come vanno le cose a sinistra? Le due tendenze che stiamo osservando nei vecchi “grandi partiti” che hanno fatto la storia della sinistra sono piuttosto chiare: - nei paesi mediterranei, ma anche nel cuore dell’Europa (vedi i Paesi Bassi), quei partiti non sembrano poter sopravvivere alla torsione neoliberista (una “Pasokization”, secondo la definizione del Guardian, che appare ormai irreversibile) e nuove formazioni si affermano (Syriza e Podemos) o cercano la loro strada. - nei due maggiori paesi di cultura anglosassone, in quei partiti si stanno riscoprendo ideali e anche ricette classiche della sinistra, punta…

C’ È ANCORA UN FUTURO PER I PARTITI?

Il progetto di dare vita a un partito di sinistra alternativo ai tre poli e alle politiche liberiste, stando al risultato del 4 marzo, non ha convinto l’elettorato. Il calo sensibile del PD non ha prodotto un travaso di voti verso la sinistra, che ha invece seguito, fatte le debite proporzioni, la stessa sorte.
Riletta in questa luce, l’ipotesi su cui era partito il “percorso del Brancaccio” potrebbe sembrare avvalorata. L’appello agli esclusi, ai senza voce e ai senza rappresentanza, basato su una presa di distanza radicale dalle politiche che hanno ampliato le diseguaglianze e alimentato l’esclusione, può essere vista come l’unica strada da tentare per restituire a quel popolo la sinistra di cui avrebbe bisogno e alla sinistra politica il popolo che ha perduto. Sarebbe però un’ingenuità. Come lo sarebbe pensare di cavarsela attribuendo tutta la responsabilità dell’insuccesso all’autoreferenzialità o alla miopia dei gruppi dirigenti che hanno dato vita alle due operazioni uscite sconf…