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Visualizzazione dei post da Novembre, 2014

Il partito dell'impossibile

Negli ultimi tempi stiamo assistendo a un'offensiva particolarmente intensa dei guardiani dello status quo. Di quelli che un tempo (quando c'era il Muro) dovevano dimostrare che a sinistra c'era il pericolo e la malvagità e ora invece vogliono convincere che a sinistra non c'è niente. Se c'è qualcosa, è un'illusione perché non esiste alternativa. A sinistra dello status quo nulla è possibile.
Per l'establishment economico-finanziario nord-europeo (e le sue propaggini meridionali) non c'è alternativa alla politica del rigore. Non c'è alternativa neppure al metodo di calcolo dell'”output gap” (non domandatevi di che si tratta, se non dovete sostenere un esame di economia: basti sapere che è un modellino per stabilire il massimo di spesa pubblica che un Paese si può permettere). Poi magari succede che anche al salvataggio delle banche con i soldi (pubblici) degli Stati membri non c'è alternativa. Così uno Stato membro (l'Italia, per dire) ch…

Partita chiusa?

La Commissione Lavoro della Camera conclude l'esame del Jobs Act con un emendamento “unitario” sull'articolo 18. Capisco che gioisca la Di Girolamo e che Sacconi dica che finalmente ce l'ha fatta. Nel 2002 ci aveva provato senza riuscirci e nel 2012 ne aveva dette di tutti i colori su Monti e la Fornero perché non erano andati fino in fondo (!). Del resto, a Ferragosto l'NCD (forte del suo 3,..% stabile nei sondaggi) si era intestato questa bandiera. Per chi non lo ricordasse, 3 obiettivi per cambiare l'Italia: pagare i debiti della PA (invece del classico “mi faccia causa”), sferzata anti-burocratica (l'obiettivo più proclamato e meno praticato degli ultimi 40 anni) e, la vera ciccia nella fuffa, abolizione dell'articolo 18. Bingo! Quello che Sacconi non fece con Berlusconi ora lo fa con Alfano.
Ma per chi ha passato una vita nel sindacato, per chi sa che cosa ci sia in quell'obiettivo, come sostanza e come segnale, che c'è da festeggiare? Ci s…

Tra il "rispetto" e il "menefrego"

“Lo rispetto, ma non sono più i tempi in cui uno sciopero metteva in crisi un governo”, dice il segretario premier, da Brisbane, Australia. Per dare il senso di una svolta. Non è la prima volta che ci stupisce con questo genere di affermazioni. Perché le svolte sono un po' la cifra di questo governo, quando si tratta di lavoro, e di sindacato. Tempo determinato, apprendistato (nel decreto Poletti), articolo 18 (annunciato, nel Jobsact). Hai voglia a dire che sono cose che vanno avanti dal 2001, non abbiamo capito niente, continua a spiegarci che così “si cambia verso”.
Ora se ne esce anche con l'idea che la CGIL fa uno sciopero generale per farlo cadere (la Camusso fa il gioco di Draghi o di Visco?). 

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione