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Quale sarà il profilo del leader della sinistra

È inutile, non si sfugge. Una domanda tormenta inesorabilmente chiunque osi professarsi di sinistra: “come potete aspirare a pesare elettoralmente senza un leader?”. È però possibile sfuggire alla successiva, immancabile domanda (“e chi avresti in mente come leader della sinistra?”) se alla prima si risponde: “Invece si può. Perché l'idea che per pesare elettoralmente ci sia bisogno di trovare un leader è sbagliata. Anzi, dannosa”
Il problema della sinistra, ormai dovrebbe essere chiaro, è la mancanza non di una leadership ma di un'identità. O, più precisamente, la mancanza di coraggio, di fiducia in se stessi, nei propri ideali e nelle proprie convinzioni. Che nelle persone con ruoli politici si presenta sotto forma di stanchezza e ritualità, insieme a una scarsa fiducia nella disponibilità, e negli umori, degli elettori che aspirerebbero a rappresentare. Mentre nei cittadini politicamente consapevoli e socialmente attivi ma senza appartenenza di partito, si presenta, a specch…
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La crisi delle due sinistre nella lettura di Bruno Trentin

I diari di Bruno Trentin sugli anni in cui è stato segretario generale della CGIL (1989-1994) illuminano il passaggio cruciale della nostra storia recente con un'analisi che conserva ancora oggi una grande attualità.
Sul numero 9 della rivista online "Nuova Etica Pubblica" (al link http://www.eticapa.it/eticapa/la-rivista-dellassociazione-nuova-etica-pubblica-n-9-del-luglio-2017/ ) è ospitato un mio contributo di riflessione a partire da alcuni dei tanti spunti offerti dalla loro lettura (pagg. 214-220). Ne fornisco qui due estratti sui temi che sono più spesso oggetto di questo blog. 

Un tema di grande importanza, al cuore delle riflessioni di Trentin è la crisi delle due sinistre, quella comunista e quella socialdemocratica occidentale, e la rifondazione concettuale del lavoro nella società odierna. Il primo tema si può riassumere in una domanda che a tutt’oggi non ha ancora trovato una risposta convincente e condivisa: come mai il crollo del sistema sovietico non ha la…

In nome dell'unità, pensare la divisione

Alzi la mano chi preferisce una sinistra divisa: all’incirca nessuno. Unita a tutti i costi? No. Solo in pochi sono disposti ad abbassare tutte le barriere. Non si parla d’altro, ma se la si mette in modo così banale si può capire che il senso di nausea prenda il sopravvento tra i più. Va però meglio se il discorso affronta il problema di come arrivare all’unità.

C’è chi vede due opzioni in campo: “un'unione fredda che punti ai voti in uscita dal PD, capace di garantire alle varie leadership la riconferma in parlamento” oppure “un esperimento nuovo, a cui tutti gli ex portino acqua senza chiedere nulla in cambio, sciogliendosi in un soggetto unitario, con un percorso dal finale aperto e linea politica, candidature e ruoli d'indirizzo non stabiliti in accordi di vertice”. È lo stesso auspicio che abbiamo letto sul Manifesto[i], ma prendo a prestito questa formulazione di sintesi da Emanuele Dolce. Che peraltro prevede per la prima ipotesi un destino elettorale poco brillante…

Un confronto sui contenuti?

Nessuno vuole erigere steccati a priori e tutti (???) vogliono confrontarsi sui contenuti, non sugli schemi astratti. Quindi aspettiamo tutti (???), fiduciosi, di sapere un giorno, non troppo tardi, in quale modo ci si potrà confrontare con chi lavora alle Officine di Campo Progressista.

O, quanto meno, se avremo modo di leggere sul sito di Campo Progressista qualche idea su: - il rapporto Parlamento-esecutivo, la democrazia rappresentativa piuttosto che governante - la progressività fiscale e la politica dei bonus, e qualche proposta comprensibile in materia di patrimoniale (ordinaria, straordinaria, ecc. ecc.) - il federalismo, l'autonomia regionale e il welfare locale - il reintegro dei licenziati senza giusta causa come diritto individuale indipendente dalle dimensioni d'impresa e dalla tipologia di contratto - il reddito per tutti insieme (non in contrapposizione) al lavoro per tutti, e il compenso minimo, per un'esistenza libera e dignitosa - l'accoglienza dei migrant…

L'unità della sinistra e gli ippogrifi

Il dibattito sull'unità della sinistra ha la sua importanza, in un Paese dove il popolo di sinistra (che c'è) vorrebbe tanto ritrovarsi in un partito (che non c'è). Ma così come viene riportato dai giornali (che selezionano a modo loro gli interlocutori) è un dibattito che appare spesso surreale. C'è anche il vizio radicato di adottare schemi e linguaggio politicisti, che alla gente comune risultano astratti e poco comprensibili: tipico il tormentone del trattino tra centro e sinistra. Ma almeno questo genere di dibattito un significato ce l'ha per chi vive di tattiche, alleanze, inciuci e ammiccamenti. Il surreale si ha quando si esce dalla logica aristotelica e si sollevano problemi senza consistenza reale: come chiedersi se la sinistra deve o no cavalcare l'ippogrifo.

Un esempio di questo “pensare l'irrealtà” è la “pregiudiziale Pisapia” che tanto appassiona i commentatori (quelli estranei, se non ostili, a qualunque cosa possa anche solo far pensare al…

Uscire da un dibattito politico desolante

Il dibattito provocato da Renzi con le anticipazioni del suo libro è di un livello penoso. Al peggio non c’è mai fine. La cultura politica del partito nato con la pretesa di diventare il riferimento di tutta la sinistra (questo il senso della “vocazione maggioritaria”) si è degradata oltre l’immaginabile. L’operazione studiata attraverso il libro è meschina. Non solo per l’astuzia (malcelata) di provare a prendere due piccioni con una fava (sfondare a destra e insieme ricattare gli aspiranti alleati sul lato sinistro) ma per l’obiettivo in sé: ancora un attimo di notorietà per spostare in avanti l’epilogo, che sente inesorabile. E dalle anticipazioni si capisce che l’operazione di plagio degli argomenti della destra è anche un gesto di sfregio per valori e storia della sinistra. Buon per lui. Della responsabilità che porta, di rappresentare ancora uno dei due maggiori partiti, neanche una pallida reminiscenza. Dimostra solo di sentirsi padrone di un gruppo dirigente concentrato ossessi…

Lo sguardo di Trentin su una sinistra che si è smarrita

Ho cercato di fare un altro discorso mettendo sotto accusa il collante culturale proprio alla destra, alla sinistra e al centrismo del partito, ossia la politica intesa come scienza dell’occupazione dello Stato, come alchimia di schieramenti o al meglio come tattica di transizione formulata in nome e in attesa di un destino storicamente certo…
Ho trovato molti alleati per il metodo suggerito dal mio intervento – non un Congresso ma prima una Convenzione programmatica per cominciare a dare corpo ad un nuovo modo di fare politica e ad una competizione progettuale tra le varie anime della sinistra. Ma sono convinto che poche sono le convergenze con la sostanza della mia critica e della mia proposta. Resta il fatto, che spero non peggiori, di una impressionante regressione culturale e politica che ha segnato molti interventi, di un pragmatismo senza principi e senza idee dei giovani sciacalli assetati di potere e di immagine (salire su qualsiasi treno pur di non restare in stazione) il qu…

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione