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L'assemblea del Brancaccio e le elezioni comunali

In un affollatissimo Teatro Brancaccio a Roma, da cui sono rimaste fuori molte più persone di quelle che sono riuscite a trovare posto, Anna Falcone ha concluso l’Assemblea Nazionale per la Democrazia e la Costituzione dando il via al percorso costituente, dal basso, della “sinistra che non c’è ancora”. È questa la formula che in apertura Tomaso Montanari aveva ripreso da una suggestione di Federico Martelloni.
L’obiettivo dichiarato è quello di dare voce a quanti – oltre metà della popolazione – avendo pagato i prezzi più alti della crisi, sono stati poi espulsi dal processo democratico. E di restituire loro il potere elementare, la sovranità che spetta loro, in quanto cittadini, perché tornino ad essere padroni del proprio destino. L’ipotesi di lavoro su cui si basa questo appello, e l’apertura di questo processo, è che questo sia possibile, e si sia dimostrato possibile ovunque si è lavorato con lo spirito che ha ampiamente animato questa assemblea. Che consiste nel costruire un pr…
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Amministrative. Eppure, qualcosa si muove

Alle amministrative dell'11 giugno era stata volutamente messa la sordina, più o meno da tutti. A cose fatte però hanno tirato un sospiro di sollievo. Tutti meno i Cinquestelle, apparsi come gli unici perdenti. “Si torna alla normalità: il centro stravince in Francia, i due poli (PD e destra) riprendono il controllo delle operazioni in Italia”, questo il commento più gettonato, basato sulla concomitanza con il primo turno delle politiche in Francia. Ma è stato anche il più stupido.
Quanto al “crollo” di Grillo, perfino uno dei quotidiani più ostili ai Cinquestelle, per correggere il tiro si è dovuto affidare alle analisi un po' meno rozze di uno come Ilvo Diamanti: questo voto amministrativo non autorizza nessuna estrapolazione sulle tendenze nazionali. E l'analisi dei voti assoluti raccolti dai tre poli, che riprendo da una tabella di Emanuele Dolce su FB, deve frenare un po' gli entusiasmi. Resta il fatto che non arrivare al ballottaggio in nessuno dei capoluoghi (a…

Legge elettorale: come andrà a finire?

Nella confusione che si è creata al primo smacco del non troppo granitico “accordo a 4” sulla legge elettorale non è facile trovare un filo conduttore. Ma come, i maggiori partiti si disegnano una legge su misura per fare piazza pulita intorno a loro e al primo soffio di vento si sfascia tutto? E si rimpallano pure le accuse di aver tradito l’accordo! E sì che in fin dei conti hanno tutti ragione (e perciò anche tutti torto): emendamento presentato da Forza Italia, appoggiato apertamente dai Cinquestelle e nel voto segreto da 59 franchi tiratori PD, che aggiungendosi a 42 assenti, per il fatidico totale di 101 voti mancanti, ribaltano la maggioranza emersa dal primo voto (palese ma per errore!!!).

Eppure c’è una logica. È apparsa subito chiara ma vale la pena di mettere in evidenza a quali conseguenze porta. La logica è che non si è affossata la legge elettorale ma la tentazione del voto anticipato. Qualcuno l’ha spiegata con l’intemerata di Napolitano: comanda ancora lui. Ma è abbast…

La legge elettorale e la lezione del referendum: mai sottovalutare gli elettori

La legge elettorale è ancora in discussione ed è probabile che ci riservi altre sorprese. Nonostante ciò, si può azzardare qualche commento sui punti che sembrano chiari e sugli sviluppi probabili. Innanzi tutto, quale vantaggio intendono trarne, i partiti che hanno raggiunto (almeno fin qui) l’accordo. E perché due punti sono considerati “irrinunciabili”: la soglia di sbarramento e il no al voto disgiunto (su quest’ultimo punto però con tensioni all’interno dei Cinquestelle).
Le ragioni di un accordo a sorpresa... Per la soglia del 5% la spiegazione è facile, l’idea di spartirsi in quattro un “premietto” di maggioranza. Non un premio a un solo vincitore ma un bottino proporzionalmente ripartito. Meno facile la risposta sul marchingegno mini-collegi uninominali / maxi-collegi proporzionali con l’impossibilità di esprimere un voto disgiunto (la croce sarà messa su una e una sola casella per ogni partito). A ben vedere c’è una certa “irragionevolezza” nel concedere all’elettore la possibi…

Che cosa si coltiva nel Campo Progressista

Non si può dare torto a Pisapia: la sinistra non può costruire la sua unità sul rancore (contro Renzi). Né può dare vita a una ”alchimia elettorale, somma di partiti” basata sul terrore per la soglia di sbarramento. Occorre una solida base programmatica, definita dando voce agli elettori, perché tornino di nuovo protagonisti. Anche nella scelta delle persone. Su queste affermazioni, contenute nel documento-appello di Campo Progressista, non si può che essere d’accordo. Ma non stanno insieme in modo convincente se si insiste nell’attribuire il NO al referendum a rancore per Renzi. Certamente, se le cose stessero così, quella sinistra sarebbe una pessima compagnia da cui stare alla larga. Ma il fatto è che le ragioni di quel NO sono parte importante, pesante, della base programmatica da costruire perché lo sono per una grande parte della sinistra da rappresentare. Anche chi non le ha condivise e ha sostenuto il SI deve misurarsi nel merito delle questioni che il referendum ha sollevato. …

Lavoro, reddito, dignità, dopo Bergoglio: parliamone. Era ora!

Le frasi di Bergoglio all’ILVA di Genova (“l'obiettivo vero da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti”) potevano essere l’occasione per ragionare in termini nuovi, con attenzione e apertura mentale, attorno al triangolo lavoro, reddito, dignità umana, in una stagione in cui il lavoro è svalutato e relegato ai margini del discorso pubblico. Invece della frase, ridotta a “non un reddito ma un lavoro per tutti”, si è presa solo la negazione come arma polemica contro le proposte di reddito minimo per tutti dei Cinquestelle e della sinistra. Come se anziché stabilire una gerarchia tra i due obiettivi Bergoglio li avesse posti in alternativa. Tanto più che siamo un paese dove la disoccupazione e l’inattività involontaria sono a livelli record e al tempo stesso manca un sussidio per chi cerca lavoro (salvo una parte di quelli che lo hanno perso in precedenza). Sconfortante. Rivela un mondo politico- culturale in cui il fariseismo è imperante.

Proviamo invece a trar…

Al MIBACT le leggi si fanno strane

Questo post su Facebook di Matteo Renzi avrà certamente un posto tra i documenti con cui si scriverà la storia di questo periodo. L’autore è ora il segretario del partito più rappresentato in Parlamento, è stato Presidente del Consiglio per mille giorni e aspira fortemente a tornare in quella carica prima possibile. Le sue parole hanno dunque un certo peso, quale che sia il veicolo utilizzato per diffonderle (e la sua pagina Facebook conta un po’ più di un milione di seguaci).
Insieme alle parole di sdegno del Ministro competente (“figuraccia internazionale”) per la bocciatura da parte del TAR della nomina di alcuni direttori di importanti Musei italiani, quelle del post si prestano almeno a due considerazioni, in forma di domanda, che necessiterebbero una risposta (che difficilmente arriverà).
1) Riguardo a “cambiare i TAR”: che si intende? Dato per scontato che non si tratti di cambiare i modi di selezione dei giudici (sarebbe un commento un po’ inquietante) o aspetti di dettaglio s…

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione