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Come votare il 4 marzo

Tranquilli, non è un post di propaganda per convincere a votare questa o quella lista. Confesso anzi, se la cosa può interessare, che rientro ancora nella categoria degli indecisi, che i sondaggi danno sotto il 15% dell’elettorato (ma nella mia cerchia di conoscenze, che evidentemente è molto particolare, sono più del doppio). Il tema è un altro: come arrivare a una decisione. Perché si vota secondo percorsi e motivazioni le più svariate e scegliere il come è un buon passo avanti verso la scelta finale.

Faremmo bene infatti a non dimenticare, specie chi è più impegnato in politica, in quanti modi diversi ci si approccia al voto, ponendo quindi la dovuta attenzione alle ragioni della nostra scelta senza darle per scontate. Il voto, che dovrebbe essere libero, è fin troppo spesso condizionato, se non costretto, per cause che vanno da quelle economiche ai ricatti di natura criminale, fino agli aspetti personali, affettivi o comunque relazionali. Il voto di scambio è anch’esso una forma …
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Il Jobs Act spiegato da Renzi (a Berlusconi)

Volendo fare le cose seriamente e valutare su basi un minimo solide, a prova di possibili confutazioni, gli effetti sull’occupazione delle politiche economiche in materia di lavoro, uno che mastica un po’ di economia si industria con grafici e diagrammi, analizza serie temporali di breve e lungo periodo disaggregando i dati per genere, classe di età, circoscrizione geografica, titolo di studio, correda le analisi con i risultati di indagini trasversali sulle transizioni e le carriere, evidenzia correlazioni con le principali variabili macroeconomiche.


Tanto impegno finisce però per scontrarsi con una macchina della propaganda che a ogni rilascio di dati statistici, quale che sia il loro contenuto, decanta i mirabolanti effetti delle misure adottate. Le sensazioni d’intuito di chi vive quotidianamente il problema del lavoro e del reddito, e perfino il buon senso, direbbero altro, ma niente: ci raccontano che il Jobs Act ha fatto miracoli. "La rivoluzione che i giovani aspettavano…

Sinistra e elezioni. Partita chiusa?

Che cosa avrebbe dovuto fare la sinistra - e non ha fatto - dovendosi misurare con una legge elettorale come il Rosatellum, cervellotica e piena di trappole mirate a distorcere il voto popolare? Riprendo questo argomento nella speranza (un po’ flebile, in verità) che ancora un margine di recupero possa esserci.
Riassumo in breve il ragionamento svolto nel post precedente. Berlusconi e Di Maio, che dicono di aspirare al 40% per poter governare da soli, raccontano agli elettori una bufala visto che il premio di maggioranza è stato abolito. Questa balla serve per trarre vantaggio dal doppio disastro combinato dal PD con il Rosatellum, quando hanno abolito il premio di maggioranza, con l’idea di impedire la vittoria del M5S, primo partito nei sondaggi, e ripristinato le coalizioni, pensando di dover favorire un recupero del centro-destra per ripetere il gioco di cinque anni fa che ha portato alle larghe intese. Così ora il PD si ritrova indietro sia come partito che come coalizione, e co…

Aleggia lo spettro del 40%. Ma è una bufala

Si parla molto di fake news in questo inizio di campagna elettorale eppure una delle bufale più grosse in circolazione non trova nessun argine e continua ad essere riproposta. Non da qualche hater o da furbacchioni a caccia di pubblicità ma dai leader dei due principali schieramenti politici. Berlusconi: “Sono convinto che la nostra coalizione raggiungerà il 40% e potremo governare da soli”. Di Maio: “Anche se non raggiungeremo il 40%, ci presenteremo alle Camere con una proposta aperta, per il governo del paese”. Come se fosse rimasto in vigore l’Italicum, quando invece il premio di maggioranza è stato abolito (vedi NOTA conclusiva).

L’intento della bufala è chiaro: sfruttare l’errore autolesionistico degli strateghi del PD renziano, specialisti in sconfitte elettorali, che per impedire la vittoria del M5S, saldamente primo partito nei sondaggi, hanno abolito il premio di maggioranza e per favorire un recupero del centro-destra, così da creare le condizioni per un governo di coalizi…

Ancora, ostinatamente, sulla sinistra e il programma

Firenze - LeU
Passi avanti a sinistra sul programma: sei assemblee tematiche indette da Liberi e Uguali hanno affrontato le questioni cruciali, mentre un’assise nazionale di Potere al Popolo ha lanciato la corsa verso le prossime elezioni costituendo gruppi di lavoro per la campagna elettorale e raccogliendo proposte per il programma, a partire da dieci schede tematiche pubblicate sul sito. Devo però tornare sul tema del mio ultimo post, perché questi passi in avanti non sono un programma, che ancora non c’è. Non ci sarebbe dunque molto da aggiungere alle considerazioni già fatte: senonché alcuni militanti dei partiti chiamati in causa non l’hanno presa bene ed hanno reagito con contestazioni che meritano risposta. Si tratta più che altro di militanti di SI e di Possibile: MdP, non sembra scaldarsi troppo su questo tema e Potere al Popolo non era chiamato in causa esplicitamente (ma il discorso si riferiva a tutta l’area della sinistra).
Padova - LeU
Tre argomenti sono stati portati c…

Ma il programma conta qualcosa?

Ho trovato singolare che le critiche da sinistra sulla nascita di Liberi e Uguali abbiano toccato per lo più aspetti che definirei esteriori. Non voglio dire poco importanti: il difetto di democrazia, la chiusura alla società civile, il curriculum di Pietro Grasso, la foto di gruppo mono-genere (fino al nome declinato al maschile e alle foglioline nel simbolo), sono tutti aspetti rivelatori. Tanto più rivelatori se si considerano le risposte: la democrazia è salva perché si è votato, la società civile che non c’era si è autoesclusa, le donne sono “elemento fondante” perché così sta scritto... Dico però che se si vuole andare alla radice, se si vuole giudicare della sostanza politica di una proposta che vorrebbe rappresentare l’alternativa a un PD avvolto nelle spire del neoliberismo, non ci si può fermare ai sintomi, per quanto possano colpire la nostra sensibilità.

Invece il silenzio è sceso su quello che dovrebbe essere il tema centrale: quale programma, quale proposta politica dis…

Perché non c'è un Corbyn in Italia

Guardando al triste destino della sinistra in Italia e facendo un confronto con i grandi paesi occidentali in cui la crisi della socialdemocrazia ha prodotto un sussulto e un processo di rinascita della sinistra solido ed esteso, viene da domandarsi quale delle due vie che quel processo ha preso sia praticabile da noi. Finora gli sforzi si stanno indirizzando tutti verso la costruzione ex novo, di un soggetto diverso da quello che ha fin qui rappresentato l’opzione socialdemocratica. C’è però chi si domanda se non sia praticabile la via alternativa, un ribaltamento di posizioni e un cambiamento radicale di linea politica di quel soggetto (nel nostro caso il PD). Un fenomeno simile, insomma, a quello che in UK ha avuto come protagonista Corbyn. 
Ma la risposta è negativa.

Non c’è, per cominciare, il protagonista: chi possa fare da guida, o da simbolo. Il blairismo all’italiana, prima, e il liberismo a guida tedesca, poi, non hanno trovato sulla loro strada un’opposizione strutturata e rad…

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione